“Il 30% dei matrimoni è senza sesso”

Che il sesso faccia bene ai coniugi è cosa nota. E il non praticarlo può portare a volte anche a guai giudiziari. Come ad esempio è successo a una coppia fiorentina, Monica e Lapo, implosa dopo sette anni di vita ascetica imposti dalla moglie che, dopo la nascita della prima e unica figlia, aveva cominciato a rifiutare il marito.

Una situazione che capita purtroppo in molte famiglie e che spesso porta alla separazione. La vicenda, finita in tribunale, dopo i due gradi di giudizio è stata affrontata dalla Corte di Cassazione.

“La pronuncia della Suprema Corte, che ha riconosciuto l’addebito in capo alla moglie che per lungo tempo ha rifiutato di avere rapporti sessuali con il marito, sancisce che la noia e l’abitudine possono costare molto care a quello dei coniugi che se ne lascia sopraffare”, ha detto l’avvocato matrimonialista Gian Ettore Gassani, commentando la sentenza degli Ermellini sulla “colpevolezza” di una moglie “freddina” aggiungendo che tre matrimoni su sette, anche nelle coppie giovani, sono vissuti senza sesso.

“Non qualsiasi inadempienza determina addebito: occorrono violazioni di un certo spessore. Nel caso specifico – rileva Gassani – sette anni di convivenza sono certo un presupposto importante, attesa la ininfluenza della prolungata tolleranza di un coniuge rispetto alla violazione dei doveri matrimoniali da parte dell’altro”.

Secondo l’esperienza del legale e i dati in suo possesso, “il 30% delle coppie italiane, anche under 40, vive un matrimonio bianco, senza sesso. E quando tale situazione non è frutto di un tacito accordo bensì di una scelta unilaterale, allora può essere fonte di una responsabilità gravida di conseguenze di natura giuridica sul fronte delle separazioni personali”.

“La sentenza conferma il prevalente indirizzo giurisprudenziale, per il quale – riassume Gassani – il dovere di ciascun coniuge di intrattenere una normale attività sessuale con l’altro è espressione dell’obbligo di assistenza morale di cui all’art. 143 c.c., oltre che naturalmente conseguenza della coabitazione, ed è solo una sfaccettatura del dovere vicendevole di far fronte ai bisogni dell’altro, inclusi quelli di natura sessuale”.

Il linguaggio legale è sempre freddo. Certo è che nella coppia, anche dopo il matrimonio e dopo l’arrivo dei figli, il sesso è un fattore importante per tenere sempre uniti marito e moglie.

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