Matrimonio hand made glamour e genuino: le nozze dei “Paoli”

Paola e Paolo, per tutti “i Paoli“, sono due ragazzi di Piacenza, lei fisioterapista di 26 anni con la passione per il design industriale, lui ingegnere meccanico di 31 anni, hanno organizzato un matrimonio semplice ma genuino, all’insegna dell’handmade, della famiglia e dei festeggiamenti.


In sella a una vespa sono arrivati alla loro festa di matrimonio in cima alle colline piacentine. Ecco il racconto di Paola.

paola e paolo

Io e Paolo, conosciuti da tutti come “I Paoli“, ci conosciamo da sempre di vista: Piacenza è una città dove tutti si conoscono, ma noi non ci siamo mai considerati, ognuno ha sempre fatto la propria vita, anche perché Paolo è ben più vecchio di 5 anni.

Ci siamo ritrovati poi nel periodo dell’università e lui ha iniziato, in modo silenzioso e discreto, ad allungare l’occhio, ma nulla di esplicito perché io avevo la mia vita fatta di libri, amiche ed allenamenti e lui altrettanto.

Diciamo che io mi limitavo a guardare con interesse le sue foto sui social perché era bello ed avevamo la stessa passione, la montagna, a cui lui riusciva a dedicarsi di più e per cui io lo ammiravo e lo invidiavo da uno schermo di computer.

A distanza di qualche anno ci siamo ritrovati a una stessa grigliata: Paolo non ha perso occasione per venire ad attaccare bottone e così abbiamo organizzato, con amici in comune, qualche bella giornata di trekking qua e là, finché, nel corso di quell’estate, abbiamo deciso di vivere un’avventura tutti insieme: andare al mare a piedi svalicando le nostre montagne.

È proprio lì che abbiamo avuto modo di incuriosirci per davvero l’uno dell’altra, proprio perché le passioni in comune erano tante, tra cui la letteratura, il cinema e il design.

È da quei sentieri che abbiamo iniziato a percorrere la nostra strada insieme, mano per mano, in salita e in discesa, tra viaggi all’avventura in giro per il mondo, trekking, sciate, arrampicate e mezze maratone podistiche.

sposi, matrimonio handmade
Matrimonio handmade, “i Paoli” sposi

Col passare del tempo si parlava di matrimonio ma sempre in modo vago. Nel 2015 riusciamo a percorrere la nostra prima mezza maratona insieme, io in modo agonistico e competitivo, concentrata con i miei auricolari che scandivano il tempo impiegato per km, lui che con nonchalance chiacchierava e scherzava con altri atleti che si incontravano sul percorso.

Così, al 16 km della mezza maratona di Piacenza, mi si avvicina e mi fa segno di togliere gli auricolari; io stizzita perché parecchio stanca li levo, e lui tira fuori dalla tasca un anello, disegnato da una delle mie damigelle, designer di gioielli per brand lussuosi, chiedendomi se avevo impegni per il 23 luglio del 2016.

Io basita non riesco a realizzare, infilo l’anello, rimetto le cuffie e finisco i miei 5 km devastanti con un’energia nel cuore e nelle gambe incredibile.

“Volevamo una festa, non un ricevimento, dove ognuno si potesse divertire, dai bimbi ai nonni e ai disabili. Le parole d’ordine erano semplicità e genuinità”

Tagliamo il traguardo mano per mano, gli confermo che non avevo preso alcun impegno per quella data, lo stringo a me fortissimo nel sudore e incomincio a piangere insieme alle mie amiche che mi aspettavano ignare della faccenda al traguardo. Lui sorrideva.

Così abbiamo incominciato a fantasticare su questo 23 luglio 2016, data per noi significativa, avevamo le idee chiarissime: la chiesetta a picco su tutta la Val Nure e il ricevimento nel rustico di Paolo sulle nostre colline più alte, luogo da cui tra l’altro è partita la marcia al mare.

i paoli sposi

Volevamo una festa, non un ricevimento, dove ognuno si potesse divertire, dai bimbi ai nonni e ai disabili. Le parole d’ordine erano semplicità e genuinità. Proprio come siamo noi.

Perciò abbiamo tagliato fuori wedding planner vari e abbiamo fatto tutto noi.

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Tutto fatto home made, dalle bomboniere (vasetti di marmellata fatta da noi con la frutta raccolta per quei boschi, o boccette di nocino), etichette scritte a mano una per una, cartelli stradali, allestimento della casa, grafica delle partecipazioni e successivo confezionamento, tronco di legno per portare le fedi, sito web e tutto il resto.

È stato lungo e impegnativo, ma ci siamo divertiti un bel po’!

Non nascondiamo che nell’ultimo mese fratelli sorelle e genitori ci hanno aiutato tanto, dandoci una mano ma non solo in senso figurato!

Volevamo coinvolgere più gente possibile in questo matrimonio, in modo che tutti si potessero sentire protagonisti, dalle zie e fratelli che hanno suonato e cantato in chiesa, altri fratelli (io me ho 2, Paolo 6) con amici hanno fatto i Deejay della giornata, mamme e zie si sono dedicate alla composizioni dei fiori di campo per tutta la chiesa e la casa.

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Abbiamo avuto la fortuna di avere tra i nostri migliori amici un fotografo professionista, Diego Monfredinima non volevamo impegnarlo troppo e dargli modo di divertirsi anche lui insieme a noi, senza l’impegno di essere sempre dietro la macchina fotografica.

Così lui stesso ci ha suggerito di fare un concorso fotografico tra tutti gli invitati, la cui foto più bella ha vinto un viaggio per due persone!


Al trucco e parrucco ci ha pensato una mia cara amica, Corinne Scaglia, che fa la make up artist durante sfilate e su set cinematografici. insomma, tutti hanno avuto un piccolo fondamentale ruolo nella giornata.

sposa

Per quanto riguarda l’abbigliamento, invece, agli uomini abbiamo imposto il dress-code delle bretelle, molto discusso ma molto apprezzato, bucolico e rustico, ci piaceva molto.

sposi vintage

Non abbiamo scelto dei colori principali; ho chiesto alle damigelle di indossare un abito lungo simile al mio, ma verde, perché verde era la vespa con cui poi abbiamo fatto gli spostamenti, e una coroncina di margherite proprio come avevo io.

amici dello sposo

Il mio abito da sposa, invece…. avevo le idee chiarissime tanto che l’ho disegnato io di mio pugno.

Sapevo forma e colore, ero solo incerta sul motivo all’uncinetto della parte superiore. La sartoria a cui mi sono rivolta, Poesie Spose, me ne ha proposti diversi e ne avevo scelto uno, ma non mi convinceva al cento per cento.

Essendo presa dal lavoro e dai miei weekend sulla neve, non mi sono fatta prendere dall’ansia, poi, un giorno di aprile, mi sono dovuta recare di nuovo all’atelier per stabilire alcuni dettagli dell’abito ed è stato lì che, mentre aspettavo seduta sul mio bel divano bianco, ho visto sul tavolino davanti a me un cofanetto di confetti appoggiato al classico centrino “della nonna” fatto all’uncinetto.

gli sposi con gli amici

Eccolo. Quello doveva essere il motivo del mio abito. Euforica chiamo le ragazze e annuncio che la parte sopra del mio abito doveva essere fatta con quei centrotavola. Loro incredule e divertite hanno accetto la sfida facendo un lavoro perfetto, molto più di quello che mi ero immaginata!

Il mio abito, che voglio indossare in versione corta alla prima occasione, era davvero il MIO. Alla prima prova (davvero embrionale e poco chiara) mi sono fatta accompagnare dalle damigelle e da mia mamma. Successivamente sono voluta andare da sola per decidere di mio gusto e comunque lasciare l’effetto sorpresa a tutti gli invitati.

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L’unica vera difficoltà è stata scegliere il catering che avrebbe dovuto organizzarsi in una location tutta nuova ed originale.

Abbiamo scelto “Villa Garibaldi“, provato per esperienza personale diverse volte. Purtroppo non è stato all’altezza nonostante tutte le sicurezza garantite verbalmente.

Sicuramente noi non lo consiglieremo in futuro, siamo parecchio indispettiti con loro che ad oggi si sono dimostrati poco professionali, dato che sono anche consapevoli degli strafalcioni fatti. Ma è andata così.

Organizzazione discutibile, ma il cibo era ottimo. Avevamo scelto per l’occasione un menu anch’esso informale, un bellissimo antipasto a buffet con bataró (tipico panino piacentino) fatto al momento nel forno a legna del rustico e una favolosa grigliata di carne con patate al forno e verdure grigliate.

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La torta nuziale è stata una deliziosa crostata casereccia alla marmellata di prugne.

Ecco la vera chicca del matrimonio: abbiamo voluto sposarci la mattina, con tutti i disagi logistici del caso, perché volevamo stare più tempo possibile con gli invitati, dunque, per non farli andare via dopo torta e danze, avevamo chiamato anche un pizzaiolo in modo tale che verso sera si potessero infornare pizze e spizzicarle qua e là prima di riprendere le danze col chiaro di luna.

“E’ stata una meravigliosa giornata nonostante tutti gli imprevisti. Ma sono dettagli, abbiamo sorriso e via”.

Così è stato e alla fine della giornata siamo andati a letto alle 4 della mattina.

Direi che è stata una meravigliosa giornata nonostante tutti gli imprevisti, come, ad esempio, io che sono arrivata 40 minuti in ritardo (odio essere in ritardo!) perché diluviava e non riuscivo a uscire di casa.

amici degli sposi

O ancora, le mie damigelle e i testimoni che sono arrivate 10 minuti dopo di me, a messa iniziata, perché si sono perse per le valli, o Paolo che ha sbagliato la promessa dimenticandosi di dirmi che mi avrebbe amata e onorata per sempre.

Ma sono dettagli, abbiamo sorriso e via.

Detto ciò, ci sono stati momenti meravigliosi e per quanto mi riguarda sono stati: il viaggio alla chiesa con i miei fratelli su un maggiolino in cui pioveva dentro, ovviamente percorrere la navata di 4 metri con il mio papà, il viaggio in vespa, noi partiti per primi dalla chiesa e arrivati per ultimi alla location, 10 km a suonare il clacson mentre a una a una le macchine degli invitati ci sorpassavano su quelle stradine di montagna…

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E poi…il taglio della torta, quando è partita la nostra canzone, Nantes, dei Beirut, ascoltata la prima volta durante la marcia al mare.

In quel momento ho abbracciato Paolo e dopo il ballo la mia migliore amica, la testimone, mi ha abbracciata, e sono scoppiata in lacrime! Unico momento di commozione.

Credits

FotoDiego Monfredini
Location: Villa Garibaldi
Make upCorinne Scaglia
Abito da sposa: Poesie Sposa

Elisa Cornelli

Senior fashion editor

elisa.cornelli@panoramasposi.it

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