Matrimonio rinviato a causa del Covid19. Cosa fare ora?

Per moltissime coppie, il 2020 sarà ricordato come l’anno del matrimonio rinviato.

Il DPCM dell’8 marzo 2020 sulle misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del Covid19, all’articolo 1, comma i, sospende su tutto il territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri“.

Matrimonio rinviato a causa del Covid19. Cosa fare ora?

La validità di tali provvedimenti è stata estesa per ora fino al 3 maggio, con possibilità di revoca o ulteriore proroga.

Sono molte, però, le coppie che avevano programmato di pronunciare il sì in questi mesi primaverili, ma che, loro malgrado, hanno visto il matrimonio rinviato a data da destinarsi.

Matrimonio rinviato, cosa devono sapere i futuri sposi

Quali sono i diritti di questi “sposi mancati” a causa del Covid19? Hanno diritto ad un rimborso? In quale misura e modalità?

Abbiamo posto queste domande agli avvocati Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia, e Giovanni Franchi, esperto in diritto per la tutela dei consumatori e presidente della sezione Emilia-Romagna di Konsumer, associazione per la tutela dei consumatori.

Chi può sposarsi e le modalità da rispettare

Avvocato Valentina Ruggiero

Avvocato Ruggiero, siamo di fronte ad una limitazione alla libertà personale mai vista prima nella storia della Repubblica Italiana. Eppure, sui giornali si è letto di alcuni matrimoni celebrati alla presenza soltanto di sposi e testimoni. È possibile, dunque, celebrare le nozze, magari con le dovute accortezze?

Lo stop ai matrimoni e alle cerimonie civili e religiose è stato uno dei primi provvedimenti adottati in Cina, replicato poi dal nostro Governo, per limitare le occasioni di contagio tra le persone.

In virtù di questa emergenza, sono state spostate tutte le celebrazioni religiose e civili a altra data, stabilendo già le date di rinvio, con la proroga necessaria anche per le pubblicazioni rituali. Una misura obbligatoria e necessaria.

Il Governo non è un moderno Don Rodrigo manzoniano che vuole ostacolare le nozze degli innamorati, ciò che si è voluto evitare sono gli assembramenti di più persone nello stesso luogo e i contatti fisici.

Forse è questo il ragionamento che è stato fatto da sposi e ministri civili o di culto che hanno unito in matrimonio alcune coppie in questi giorni.

Le nozze, con sposi, testimoni e ministro provvisti di mascherine e guanti, sono state celebrate senza invitati e, ovviamente, non è seguito alcun banchetto o festa nuziale.

Nel DPCM si legge all’art 1.i “l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure  organizzative  tali  da  evitare  assembramenti  di  persone”, che potrebbe avvalorare la teoria che i matrimoni possano essere celebrati rispettando le dovute accortezze, ma, appena un paio di righe sotto troviamo queste parole piuttosto esplicite “Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”, che lascerebbe presupporre un divieto assoluto anche per i matrimoni.

Spesso di fronte a testi normativi ambigui che lasciano spazio a più di un’interpretazione si sceglie di seguire la ratio che ha guidato il legislatore nel redigere il testo. In questo caso, ciò che si voleva ottenere era non evitare il matrimonio in sé, ma i contatti tra le persone.

I rimborsi per matrimonio rinviato

Matrimonio rinviato a causa del Covid19. Cosa fare ora?
Avvocato Giovanni Franchi

Avvocato Franchi, in molti avevano già versato caparre o saldato l’intero importo per i vari servizi. Dai wedding planner alle location, dai fiori alle partecipazioni già stampate. In questo particolare caso, gli sposi hanno diritto ad un risarcimento? E in quale misura e modalità?

Oggi, in questa particolare situazione emergenziale, siamo al cospetto di una risoluzione di tutti i contratti per impossibilità sopravvenuta della prestazione.

La stessa comporta che le somme versate, a titolo d’acconto o saldo, debbano essere restituite, come peraltro devono essere rifuse dai promessi eventuali spese sostenute da imprese, come quelle che hanno predisposto le partecipazioni.

Ritengo, in però, che si debba distinguere tra caso e caso e in quelli più controversi, consiglio di rivolgersi ad un legale o ad un’associazione di consumatori.

Cosa ne sarà, invece, dei viaggi di nozze già prenotati?

È stato stabilito all’art. 28 del DPCM del 2 marzo 2020 il diritto al rimborso in favore di chi abbia acquistato un biglietto o un pacchetto turistico, senza poter effettuare il viaggio o la vacanza per motivazioni connesse al Covid19.

Il vettore, dunque, entro quindici giorni dalla comunicazione effettuata dal cliente, deve procedere al rimborso del corrispettivo versato o emettere un voucher di pari importo, utilizzabile entro un anno dall’emissione.

Trovo, però, il voucher tuteli solo il venditore e non certo gli acquirenti, impedendo loro di recuperare il denaro speso, spesso somme piuttosto ingenti, obbligandoli a fruire di viaggi in tempi da loro non scelti che, magari, non si sposano con i loro impegni o con il desiderio di restare a casa in un momento così particolare o l’impossibilità di riprogrammare le nozze in pochi mesi.

È, quindi, convinzione di Konsumer che tutti i clienti abbiano diritto a ricevere la restituzione di quanto versato, senza dover attendere un voucher.

Alessia Piccioni

Lifestyle

redazione@panoramasposi.it

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